Appello ai democratici, a quelli che non si lasciano stare…

SocialDema: Forma di Collegamento.
Siamo dell’opinione che la nostra identità social/democratica non risieda nei valori a cui ci ispiriamo nel fare politica, ma nel dimostrarci capaci di introdurre cambiamenti nella realtà.
È innegabile che la realtà napoletana stia attraversando un cambiamento e che dopo la cesura delle precedenti amministrative rispetto alle vecchie logiche di partito, la nuova amministrazione abbia saputo stimolare e magnetizzare energie nuove e sopite nella Città.
Questo spazio politico è in fieri e tuttavia è chiaro che il movimento innescato dalla rottura di De Magistris non si è esaurito prematuramente come il movimento arancione e nemmeno ha scelto la strada della democrazia telematica che esprime opinioni e giudizi senza assumere responsabilità di governo come fa il M5S.
Quella che sembrava un’anomalia antisistemica comincia ora a proporsi come esempio sperimentale per quel laboratorio politico meridionale che in tanti auspichiamo da tempo e di cui da tempo si è perduta traccia.
Un laboratorio di cui nel PD si è smarrito il senso e la motivazione: al contrario, le primarie del 2011 e del 2016 hanno reso chiaro che non tutte le innovazioni in cui abbiamo creduto sono state veramente tali e che il prezzo che abbiamo pagato in termini di smobilitazione delle sezioni, dei luoghi di aggregazione e formazione politica è stato altissimo e per niente giustificato dalla qualità della partecipazione e della democrazia cui siamo addivenuti.
Rispetto a Napoli e alla gestione del post-primarie, le contorsioni etiche del gruppo dirigente nazionale e l’incapacità di trovare strumenti per valorizzare il meglio del PD, ovvero la sua base elettorale e i suoi ideali, consegnano il centro-sinistra napoletano ad un destino disastroso e inevitabile.
Non sarebbe un problema se si fosse capaci di imparare dai propri errori.
Non sarebbe grave se questo non avvenisse ancora una volta sulle teste dei napoletani. Se Napoli non venisse maltrattata ancora una volta da una politica nazionale  che preferisce gli equilibri interni alla costruzione di una prospettiva, la logica delle caselle alla trasformazione politica.
In questa abdicazione, in questo mutamento genetico del PD stanno i motivi del nostro cambiare strada, del nostro issare nuovamente le vele per lasciare quello che credevamo fosse l’approdo storico e naturale delle diverse esperienze e culture del centro sinistra italiano.
In esso non può vivere l’idea socialista, un’idea che non ha smesso di appassionarci e di cui sentiamo potente il richiamo in questa sconvolgente e terribile ora della storia, quando il Trattato di Schengen e l’idea stessa di Europa vacillano in risposta alle preoccupazioni della società occidentale, ostaggio della paura terroristica  che confonde interi popoli con le cellule del terrore, e dunque ansiosa di politiche di contrasto attraverso le chiusure alle frontiere.
Ma, come si diceva in un noto film “Il socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente. Non è il sogno di un visionario, ma un preciso progetto politico.”
Noi sentiamo l’esigenza di lavorare a questo progetto, sentiamo di voler lavorare ad una “forma di collegamento” tra il passato dei partiti di massa e il futuro che non può essere costruito sulla democrazia dei Like su Facebook o dei “Je suis” indignati.
Per questo scegliamo di aderire all’iniziativa Agorà DemA, alla ricerca di un nuovo spazio politico capace di parlare all’intero Mezzogiorno e di rappresentare un’alternativa credibile alla miopia delle strategie politiche nazionali.
C’é più di una sola generazione tra le cellule dormienti della democrazia, personale politico della militanza partitica tradita dalle nuove forme di partecipazione che non aggregano, non formano, non emancipano.
A questi “colleghi” che hanno scelto il disimpegno e l’astensione come forma di legittima difesa e di decoro morale, a queste generazioni già formate politicamente, che conoscono il significato della militanza e la ricaduta che hanno avute le forme della Civiltà del Lavoro sulla qualità delle relazioni umane e della crescita collettiva, a queste cellule dormienti della democrazia a riposo forzato sentiamo di muovere un appello: la politica torna, se tu torni, se al posto dei Like cominciamo a mettere i link, a stabilire collegamenti, a ristabilire connessioni e aggregazioni, se ricominciamo, dall’intersocialismo dei gruppi – dai socialdémoi – a costruire una nuova pagina di emancipazione politica e umana, nello sforzo, da frammenti, di trovare e osare una misura comune.
È evidente la distanza tra questa prospettiva e le dinamiche che inficiano le ottime intenzioni della base democratica del PD.
Un’analisi seria dovrebbe partire proprio da un’indagine sociologica su cosa porta a partecipare alle primarie non sapendo che cosa sono e chi sono i candidati, quale ricaduta ha l’ennesimo servizio reso al capobastone di quartiere in termini di clientela e vassallaggio. In queste “cortesie” non c’è emancipazione e riscatto delle periferie, c’è piuttosto quello che un giornalista ha definito “il fallimento di un ceto politico che dal terremoto dell’80 ha inseguito il consenso a colpi di clientela, ha sostituito la politica con la gestione amministrativa, ha tradotto l’etica nella mortificazione culturale delle classi e dei rioni popolari di questa città. Non è un caso che il Pd ha perso la guida della città nel 2011 e, probabilmente, perderà anche le prossime amministrative”.
Noi cambiamo strada.
Noi intendiamo lavorare per l’emancipazione e non per il vassallaggio. Se abbiamo fatta nostra la parola d’ordine di Porto Alegre (“pensare globalmente, agire localmente”) dobbiamo farne tesoro anche nell’azione quotidiana, mettendo al centro delle nostre campagne le peculiarità dei territori e delle esigenze della nostra città.
Accettiamo la sfida di Agorà, una koinè di comunità e gruppi “colleghi” e in connessione, dove il rispetto reciproco delle soggettività politiche diventi un organismo che dialoga con se stesso, un laboratorio politico che sia capace di mettere a valore il percorso fin qui tracciato nel solco dell’esperienza napoletana degli ultimi anni e progetti la rotta per un riscatto capace di coinvolgere ed entusiasmare l’intero Mezzogiorno.

Verso una rinnovata idea  di emancipazione politica e umana.

Una rinnovata idea di social/democrazia. In autonomia.

clicca per scaricare il pdf >>> socialdema

 

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Il PD apra tesseramento e fase Costituente, per dare voce anche a chi vuole un Governo con 5Stelle e LeU

 

Caro giovane, potenzialmente democratico,

non compagno ma solo per ragioni anagrafiche forse, che sei nato quando il muro era già caduto da un pezzo…
Certo che il PD deve stare all’opposizione, e ricordarsi come si fa, sará un grande sforzo per un partito di governo a vocazione maggioritaria, ma non vorrei che a furia di evocare il fascismo scelga l’aventino. Poi io tifo per un nuovo pd e una una costituente democratica (non le semplici primarie, ma soggetti cofondatori, più iscritti, più radicamento, più consenso).

Mi permetto di farlo perché siamo in tanti, cellule dormienti della democrazia, personale politico delle sezioni chiuse, che tornerebbero all’ovile in un partito nuovo.

Se Renzi può dettare la linea avendo perso la metà degli elettori del PD, perché non considerare queste elezioni come un esito congressuale con partito spaccato e la metà del partito/elettori che ti chiedono un’altra opzione?Perché non considerare chi ha votato 5stelle potenziali o delusi elettori del pd?

Perché non aprire il tesseramento, cercare nuovi e vecchi iscritti, cofondatori ed esperienze compatibili e lanciare una nuova fase costituente?
Perché non pensare la complessità e limitarsi alla semplicistica “opposizione in parlamento” …’tanto si incartano i 5s perché noi siamo i “meglio” e basta avere il nostro prodotto di qualità sul mercato che il cliente tornerà’.
Non tornerà.
L’elettore pd vuole innovazione, un prodotto innovativo da usare non (solo) per governare… Perché non sono (solo) le leggi che trasformano la società.
Il pd si é così ridotto nella dialettica interna e nel personale valido, che avete portato sul mercato politico un prodotto semplificato, un low cost (perché le sezioni e la democrazia interna avevano un costo, ma anche un ricavo in termini di militanti impegnati e mobilitabili) e poi vi chiedete se la semplificazione del messaggio valga per spiegare il fenomeno di questo voto.
Forse il fanatismo invasato, per voi inspiegabile, del popolo che vota 5stelle (non solo al sud dove il “se n’anna Ij” è ancora più inequivocabile) è per voi come il fenomeno dei sanculotti nella riv. francese, quelli per cui o é bianco o é nero. D’altronde è dalla bolognina che spiegate il mondo con le categorie della rivoluzione francese ( e anche LeU è andata prendere le due paroline della costituzione del 1791 -poi cancellate in quella del 1795 per darsi un nome… ).
Forse avete ragione, forse sono sanculotti e lo schema é quello, allora… Forse forse serviva, serve un “calmiere”… Forse il reddito di cittadinanza di Bassolino in Regione Campania non era un’esperienza da sottovalutare. Forse piuttosto che aspettare che falliscano le promesse altrui si potrebbe ricostruire la propria agenda di programma.
Sulle promesse, in sistema proporzionale gioca la necessità dell’accordo e dunque Di Maio potrà sempre dire che per attuare tt il programma sarebbe servito avere almeno la metà del parlamento (lo si dirà) e dunque aspettare che 5s si incarti e non mantenga le promesse é infantile quando salire a casa a metà pomeriggio portandosi il pallone.
D’altronde il reddito di cittadinanza era un’invenzione della sinistra di governo dei miei tempi, anche con qualche sperimentazione dicevo in epoca bassoliniana e i distinguo dell’allora sinistra giovanile sul reddito minimo di inserimento attivo… Allora? Allora la parola al sud deve essere data innanzitutto ai militanti e dirigenti allontanatisi dal partito, a loro che forse potevano avere ragione sulle opzioni, sulla linea, sul modello.
Prima a loro dovreste telefonare. Per rispetto, se non altro.
Poi agli elettori che vi hanno votato per decenni e questa volta no. E voi li chiamate fascisti, pazzi, incoerenti.
Un laboratorio meridionale della sinistra, che fosse ancora capace di proporsi l’analisi del voto e progettare un programma di conquista del consenso al sud, potrebbe e dovrebbe mettere il reddito di cittadinanza in agenda politica, magari curvato sul reddito di inserimento attivo e semplicemente starci. Perché? Perché l’80 percento dell’Italia votante ha paura del futuro e del presente e chiede sicurezza, perché in primis sente di non avere sicurezza sociale (redditi, pensione, sanità- e anche la scuola giusta per i figli è un po’ un terno al lotto e speriamo che me la cavo).
Tra chi sente il futuro come minaccia spiccano i giovani, e non è che dargli 500 euro a 18 anni risponda al problema. La loro risposta, intascarlo e non votare Renzi, come quella degli insegnanti, 100000 assunzioni e non votare Renzi, come quella di Salerno e la Campania a De Luca (1mld di investimenti nei prossimi anni e non votare pd) dimostrano secondo me un livello di emancipazione non negoziabile.
Si è rotto il patto della prima repubblica, il ‘fammi fare che vai bene pure tu’ (in politica lo si chiama familismo amorale, cerca su Google, ma già se vedi “quo vado” di Checco Zalone capisci molto).
Ora, caro giovane potenzialmente democratico, incontrerai molta base di sinistra incazzata che saluterà al mattino con la frase “e mo’ voglio vedere, ora mio nipote vuole 1600 euro, glielo avete promesso”
Non perderci tempo, sono delusi e traditi da una politica che avevano imparato ad apprezzare e che gli sembrava un riformismo moderno e con accettabili contraddizioni, rassicurante con il suo antifascismo e il socialismo dei valori ma non dei programmi… Non ci ragionerai, come non ci ragionerai con quei grillini no vax, cospirazionisti e vaffadeisti della prima ora. Guarda piuttosto alla triade Di Maio, Diba e Grillo e cerca di scoprire lo schema di gioco. Facemmo così nel 1994 e comprendemmo lo schema di Forza Italia costruito con le risorse umane di Publitalia (su questo, guarda la fiction Sky 1992 seguendo il ruolo interpretato da Stefano Accorsi).

Insomma ti ho dato un po’ di film da vedere e non perdo il vizio di assegnarti compiti, forse… Forse i compiti li deve fare il pd, forse invece i compiti ora deve farli 5s, e la risposta di Zanda a Renzi (che se ne va garantendosi uno spazio di manovra e imponendosi ancora) dovrebbe farci capire che l’ala dc del pd è sensibile e risponde.
La sinistra?
La sinistra ha chiuso le sezioni quando la gente invece era disponibile all’impegno e alla partecipazione attiva, alle battaglie di principi, ha fatto leggi encomiabili sul Foia e la trasparenza amministrativa ma non riesce a cacciare i mercanti dal suo tempio, dai suoi momenti sacri e fondativi come le primarie o come le amministrazioni locali. Non riesce a fare le primarie al sud e si propone come modello democratico al sud. Preferisce lamentarsi, la sinistra, che il paese ha perso la capacità di pensare ed esprimere la complessità, di mantenere saldi valori e principi degni di un paese civile e comprende solo ora, la sinistra, che la sbornia -che Umberto Eco rimpiangeva quando si limitava alle esternazioni da bar e non sentenziava sui social network- non è affatto finita con la fine del Berlusconismo (se è davvero finito).
In Italia – anche se lo ammetteva Reichlin già 10 anni fa – solo oggi i Riformisti cominciano a capire che la posta in gioco non era e non è la governabilità (i poteri del premier) ma la crisi della democrazia, non la sola riforma dei sistemi elettorali ma la partecipazione politica organizzata: di questa crisi, la sconfitta del partito democratico si è rivelato solo come l’ultimo fenomeno.
Giovane potenzialmente democratico,
raccoglila tu l’idea di Grillo di candidarsi alle primarie…
Lanciala tu la sfida di Una costituente +PD… +Pluralismo Democratico, una koinè di comunità e gruppi “colleghi” e in connessione, dove il rispetto reciproco delle soggettività politiche diventi un organismo che dialoga con se stesso, un laboratorio politico che progetti la rotta per un riscatto capace di coinvolgere ed entusiasmare in primis quel Mezzogiorno che ha scelto 5 stelle.
Giovane potenzialmente partito democratico, diventa ciò che sei.+pd

 

firma la Petizione

Comunicato stampa Socialdema in DemA, la fusione degli orizzonti.

 

Domani 11.07.17 alle 18:30 l’assemblea DemA alla Domus Ars in cui si attende la formalizzazione dell’avvicinamento di SocialDema a DemA. Convergenze e contaminazioni preparate da tempo, dai tavoli programmatici di Agorà, dall’ingresso di Nino Simeone in consiglio comunale, agli appelli e ai convegni organizzati nei mesi. Punto di riferimento il Sindaco, ma anche Claudio de Magistris, Segretario di DemA, con cui si condivide più di qualche affinità elettiva. “Ci siamo avvicinati a DemA all’epoca del referendum sulle trivelle e del disastro annunciato delle primarie Pd” spiega Paola De Gennaro “e abbiamo trovato in Claudio l’interlocutore ideale sul tema delle nuove forme di partecipazione che non aggregano e non emancipano e che spingono tanti cittadini verso il disimpegno e l’astensione. Sono forme di legittima difesa, di decoro morale se vogliamo, che non trovano espressione, a differenza di quel Popolo che invece il Sindaco è riuscito indubbiamente a magnetizzare e coinvolgere in forme nuove”.   Da qui l’impegno diretto nella costruzione di DemA  “Con Nino Simeone,- spiega Nazario Malandrino, frontman di SocialDema – e con l’ingresso di tanti Amministratori dai comuni di  provincia e dal resto di Italia, intendiamo rafforzare un po’ l’altra gamba di DemA, che è Autonomia e Alternativa di governo ma anche nuova forma di Democrazia. Se i Sindaci hanno bisogno di prendere decisioni veloci e dirigere organizzazioni complesse, è evidente che lo spazio per immaginare nuove forme di rappresentanza più che nei consigli comunali, è il laboratorio politico di DemA. Da qui costruire non solo un nuovo Partito, ma una nuova Idea di Partito: dopo la smobilitazione e rottamazione dei circoli territoriali, a tutto il mondo della sinistra democratica occorre un Upgrade, ripensare il suo modello organizzativo e fare uno sforzo di sintesi sui temi che nel ‘900 erano inconciliabili: diritti e mercato; libertà e sicurezza; diversità e integrazione; etica e scienza; sviluppismo e ambientalismo, soprattutto, nel caso napoletano, legalità e legittimità. DemA sarà questo spazio che manca.”

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Odg del cons. Simeone “corridoio umanitario per i bambini siriani a Napoli”

OdG presentato il  6.4.2017 dal Cons. Nino Simeone – Gruppo Consiliare DEMA

Consiglio Comunale di Napoli

 

Il tempo stringe…

Mentre su internet sbocciano fior di petizioni e di appelli,  persino del nostro ministro di Giustizia A. Orlando (cfr Avvenire 18.3.2017) i bambini siriani continuano a morire.

È ora di fare qualcosa di concreto per dare seguito, non solo ai protocolli di Ginevra, ma agli imperativi delle nostre coscienze che ci impongono di proteggere i cittadini in fuga da guerre e dittature.

Se aspettiamo che l’UE si decida a dare riconoscimento del fenomeno dei minori migranti quale assoluta priorità, a modificare il “Sistema Dublino” e armonizzare il sistema di accoglienza, a mettere fine alla circolazione irregolare di minori a rischio di sfruttamento e al respingimento di madri con bimbi dalle frontiere, se aspettiamo che qualcuno dall’alto intervenga, allora, ancora una volta avremo accettato che la responsabilità sia di qualcun altro e daremo la colpa alle solite burocrazie

Chi ha la capacità di agire, ha il dovere di agire!

Napoli, la più europea delle città, perché in essa sono più forti che altrove i principi di Civiltà e di Solidarietà che hanno fondato l’Europa, deve e può fare qualcosa.

Chiediamo

 

– che il Sindaco convochi immediatamente un tavolo con le Associazioni e i volontari napoletani

– e contemporaneamente stipuli un Protocollo d’intesa con il governo italiano e le stesse associazioni napoletane al fine di inviare sul posto dei volontari, che prendano contatti diretti con gli ospedali pediatrici siriani e  predispongano una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, affinché, dopo il controllo, il Ministero dell’Interno rilasci dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi dunque solo per l’Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i piccoli profughi saranno assistiti per presentare domanda di asilo.

 

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L’odg redatto dagli attivisti di SocialDema, condivide i medesimi intendimenti già espressi nel progetto-pilota, realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, che ha come principali obiettivi evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo. E’ un modo sicuro per tutti, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane.

link all’Odg depositato

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SocialDema a Radio Radicale

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Incontro “La sinistra all’esame di maturità”

TUTTI GLI INTERVENTI

DIBATTITO | – Napoli – 17:29 Durata: 2 ore 6 min

Organizzatori:
Quattro politici a confronto su quattro temi: ambiente, lavoro, città, futuro della sinistra.

Partecipano: Luigi De Magistris, Alfonso Pecoraro Scanio, Artuto Scotto e Nino Simeone.

Registrazione video del dibattito dal titolo “Incontro “La sinistra all’esame di maturità””, registrato a Napoli giovedì 16 marzo 2017 alle 17:29.

Dibattito organizzato da SocialDema.

Sono intervenuti: Edvige Mariani (presidente della Commissione della X Municipalità), Nino Simeone (consigliere del Comune di Napoli), Alessandro Scala (candidato della lista De Magistris Sindaco per l’VIII Municipalità del Comune di Napoli), Adriana Barone (sindacalista), Gennaro Gambardella (attivista Socialdema, dipendente CTP), Luigi Amodeo (operatore addetto alle pulizie presso l’ospedale Cardarelli di Napoli), Pietro Carrara (membro dell’Associazione Dema), Paola De Gennaro (attivista Socialdema, già dirigente del PD Campania), Alfonso Pecoraro Scanio (già ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, presidente Fondazione UniVerde), Arturo Scotto (deputato, capogruppo alla Camera dei Deputati di Sinistra Italiana), Francesco Scala (attivista di Socialdema), Luigi De Magistris (sindaco del Comune di Napoli), Nazario Malandrino (docente di filosofia).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Partiti, Politica.

La registrazione video di questo dibatto ha una durata di 2 ore e 6 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.

Le proposte di Socialdema.org ad Agorà – seconda parte

Con un po’ di ritardo ( alcuni di noi sono impegnati nei vari consigli di classe di questo periodo) ecco le proposte che abbiamo avanzato lo scorso martedì:
1) dal bilancio sociale partecipato al bilancio culturale partecipato: in buona sostanza, si tratta di esportare il modello Puerto Alegre, già in essere per le politiche sociali (piani di zona, legge 328, gruppi di piano associazioni- scuole-asl-Municipalitá) per la programmazione decentrata e partecipata degli eventi culturali. Le cifre sarebbero le medesime impegnate in iniziative come Maggio dei Monumenti o Natale in Comune: a cambiare sarebbero le modalità di coinvolgimento dei territori chiamati a proporre e decidere insieme come indirizzare il budget destinato alla costruzione di eventi, tramite assemblee pubbliche in fasi analoghe a quelle istituzionalizzate con la L328, in un’ottica di formazione alla partecipazione e di responsabilità condivisa e più diretta rispetto ai meccanismi di rappresentanza municipale, un coinvolgimento che guarda a unità aggregative più piccole come le associazioni e i comitati rionali, un po’ sul modello degli antichi demoi ateniesi.
2) riprodurre il modello Jonathan-Indesit di contrasto alla devianza minorile, in più punti della città: un progetto in essere da 18 anni, nato dall’incontro di due realtà molto diverse tra loro per finalità e obiettivi: da una parte il mondo dell’intervento sociale a favore dei minori dell’area penale ed a rischio, principalmente attraverso una propria strategia di accoglienza nelle sue comunità residenziali, dall’altra il mondo del lavoro e della produzione di beni di consumo. Il reintegro di questi ragazzi avviene attraverso la rifondazione dello stare in relazione attraverso le regole che sono in primis quelle di una famiglia-comunità che sono diametralmente opposte a quelle del branco (si va dal dovere di apparecchiare la tavola alle uscite responsabili e al rispetto dei ruoli) per giungere alla consapevolezza delle regole e delle forme della Civiltà del Lavoro. http://www.progettojonathan.com/?idp=17
3) modificare i protocolli di intervento nel caso di occupazioni selvagge: un tema che richiede un’iniziativa dell’ANCI e di cui il Comune di Napoli dovrebbe farsi promotore per ti rispondere alla drammatica emergenza dei tanti, soprattutto anziani, che tornano a casa, magari dopo una degenza ospedaliera, e la chiave non gira nella serratura, i propri effetti personali ammassati fuori e persino le utenze di gas luce e telefono sono già state modificate dai nuovi occupanti che é impossibile scacciare. Un sistema che oramai consolidato, una nuova guerra tra poveri che avviene nel silenzio generale e che prima o poi porterà a violenze gravi o a casi di omicidio per la disperazione di chi non trova nessun appiglio legale per riottenere la propria abitazione; inoltre occorre riformare i meccanismi di inclusione nello “stato di famiglia”, vero cavallo di Troia della camorra nel sistema di compravendita di alloggi popolari di proprietà del comune che passano di mano in mano con la semplice modifica dei certificati di famiglia, tutelati e garantiti dai boss che non esitano ad usare la forza per imporre le loro tariffe sui passaggi di proprietà che non proprietà non sono formalmente, ma che lo diventano sostanzialmente grazie all’autoritá dell’Altro Stato (basti pensare alla reputazione che sul tema riuscì a costruirsi Ciro o’sindaco del clan dei Sarno, detto o’sindaco proprio perché dava la casa a chi lo richiedeva e pagava)
Piccola nota di orgoglio: apprendiamo dalla stampa che una delle proposte che abbiamo formulato due settimane fa nella prima plenaria di Agorá è già diventata delibera di indirizzo: ne siamo entusiasti e ci dimostra la volontà del Sindaco De Magistris a voler dare seguito concreto alle nostre proposte… 

http://ilmattino.it/napoli/politica/napoli_giunta_de_magistris_reddito_minimo_cittadinanza-1705853.html

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La crisi della politica secondo SocialMacaluso

Macaluso social: “I miei post sulla crisi della politica”A 92 anni, non ha smarrito la passione. In un libro le sue riflessioni quotidiane: “Ma dopo la morte di mio figlio volevo smettere di scrivere”di CONCETTO VECCHIO -27 aprile 2016

Macaluso social: “I miei post sulla crisi della politica”

Emanuele Macaluso 

ROMA – Poi Macaluso parla di suo figlio Pompeo: “E’ morto a giugno, a 65 anni, stroncato da un aneurisma. Aveva appena messo giù il telefono dopo aver parlato con me. Ci sentivamo ogni giorno. Era in salute, aveva concluso il suo impegno come professore di storia nei licei del Ticino. Per tre mesi ho smesso di scrivere. Ero convinto di non poterlo fare più. Ho sempre scritto, ogni giorno. Il primo articolo fu nel ’42 sugli zolfatari di Caltanissetta per l’Unità clandestina”. L’ex direttore dell’Unità Emanuele Macaluso, 92 anni, una vita come un romanzo, un anno fa è sbarcato su Facebook, dove ha una pagina, Em.ma, in cui posta ogni mattina un pungente corsivo sul fatto del giorno. Negli ultimi giorni il suo impegno si è interrotto, per un problema di salute, ma a breve riprenderà. Questo suo diario pubblico è diventato un libro, La politica che non c’è, edito da Castelvecchi, in libreria da domani.

 

Perché scrive su internet?

“Togliatti un giorno mi disse: “Un politico che non scrive è un politico dimezzato”. Scrivere è anche un bisogno fisico, se non potessi più farlo la mia vita sarebbe finita. Leggo nove quotidiani, poi butto giù una ventina di righe. Scrivo rapidamente, a mano. Prima di mezzogiorno detto tutto a Peppe Provenzano e a Sergio Sergi, che pubblicano il pezzo materialmente sulla rete”.

 

Legge i commenti, ma non interagisce con gli amici. Come mai?

“Non mi viene spontaneo. Mia moglie però mi riferisce tutto. La rubrica è molto seguita. E’ stata la forza dei lettori a spingermi a riprendere a scrivere dopo la morte di Pompeo”.

 

Cosa intende dire con “La politica che non c’è?”

“Credo che la politica non sia mai stata così in crisi come adesso. Questo mi addolora. Tutto è precipitato con Berlusconi, che ha fatto passare l’idea che bastasse avere un leader. Quell’idea ha vinto”.

 

Ma i partiti non iniziano a morire con il crollo del Muro?

“Anche. Ma è con il capo di Forza Italia che la ideologia della de-ideologizzazione s’impone, contagiando anche la sinistra. Un partito era un luogo di aggregazione culturale, di elaborazione delle idee, e quelle idee poi muovevano il mondo. Oggi il Pd, l’unico partito rimasto in vita, è un grande comitato elettorale a servizio del suo leader”.

 

Renzi non le piace?

“Ha dinamizzato la vita politica, ma spesso affronta le grandi questioni con superficialità. Dopo due anni al governo non c’è stata una vera svolta”.

 

Molti a sinistra lo paragonano a Berlusconi. E’ d’accordo?

“Per niente! Il Cavaliere scese in campo per difendere i suoi interessi, non dimentichiamolo mai”.

 

Nascerà il Partito della nazione?

“Ma Partito della Nazione non vuol dire niente. Il mio amico Reichlin, che per primo usò l’espressione, voleva dire “per la nazione”: un soggetto cioè portatore di un interesse nazionale. Così sembra invece che Renzi voglia rappresentare tutti; una simile pretesa non l’ebbe mai nemmeno la Dc. Intuisco che voglia dare al partito un volto più centrista, nella convinzione che la sinistra abbia esaurito il suo ciclo storico. Ma su quali basi culturali e d’identitarie non mi è chiaro. Bobbio diceva che il fine, per la sinistra, era di costruire “una società che tenda all’uguaglianza”

 

Non sono retaggi novecenteschi? Oggi gli italiani chiedono una via d’uscita dalla crisi: non è questo il compito principale della sinistra?

“Ma per fare questo i partiti devono essere presenti nella società, tra la gente. Il Pd è tra il popolo? Non mi pare. Prenda il vicesegretario Serracchiani: sta sempre in tv. Eppure è anche governatore del Friuli, un lavoro che di per sé richiederebbe un impegno totalizzante”.

 

Intanto il Movimento 5Stelle è stabilmente al 25 per cento. Come lo spiega?

“Non mi stupisce. Se un partito non sta nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, se manca una vera compartecipazione, allora prevale il populismo. Vincono i Gianluca Gemelli, gli arrampicatori per i quali la politica è un solo strumento per fare affari. Io penso che la gente voglia ancora partecipare, invece tutto si riduce a talk show. E’ un circolo vizioso, che provoca un’erosione della cultura politica di massa. Fino a vent’anni fa il bracciante siciliano aveva una visione del mondo, un orizzonte, che oggi non ha nemmeno un laureato”.

 

Prova estraneità?

“Sì e no. Tempo fa mi ha telefonato De Maria della segreteria del Pd. Voleva che andassi a tenere una lezione ai giovani. Ho fatto resistenza, ribadendo le mie riserve sul partito, ma lui ha insistito molto, chiedendomi di tenere una lezione. Mi sono ritrovato in una sala strapiena di giovani, e lì ho parlato per un’ora del socialismo, del Pci. Mi ha colpito la loro accoglienza. Soprattutto mi hanno colpito le loro domande, erano tutte giuste. Sono uscito da lì col cuore pieno di speranza”.

 

Ho trovato strazianti le pagine che riserva alla morte di Pompeo. 

“Con questo mio figlio il rapporto era stato a lungo accidentato. Da ragazzo militava in “Servire il popolo”, una delle tante formazioni extraparlamentari del ‘68: vedeva noi del Pci come fumo negli occhi. Non ci capivamo. Poi un giorno lo arrestarono per un comizio non autorizzato, si fece sei mesi di carcere all’Ucciardone per questa cosa; io andai a trovarlo sempre, gli portavo i libri con cui si laureò in cella con una tesi su Labriola. Era il 1972”.

 

Così ritrovò Pompeo?

“Sì, nacque un rapporto fortissimo, di continui scambi intellettuali. Pompeo era molto premuroso, protettivo, mi chiamava ognigiorno, e ora se ne è andato via prima di me” (Macaluso si commuove).

25 aprile: diritto di resistenza e garanzie liberali per Napoli

Di fronte all’ennesimo schiaffo allo Stato liberale e alla Città, Socialdema.org e gli attivisti di #noicambiamostrada (gruppo Facebook) non possono tacere…

Solo durante il colonialismo, i conquistadores imponevano strutture e pratiche del feudalesimo, di fatto ormai superate nell’Europa del Rinascimento.

Già le primarie napoletane avevano rivelato la natura feudale del Pd renziano, che respingendo tutti i ricorsi di Bassolino (uno che il Rinascimento napoletano l’aveva per lo meno avviato) ammetteva la pratica delle “cortesie“.

Cortesie che rimandano al vassallaggio feudale piuttosto che all’emancipazione umana e politica che dovrebbero essere all’orizzonte di ogni partito che si dichiari democratico e in cui militino tanti uomini e donne “di sinistra”.

Cortesie riprese nei video di fan page e pubblicamente criticate dall’on. Luisa Bossa, nonché dai 4 dissidenti del Pd che ne hanno fatto il casus belli, insieme all’invito a non votare al referendum, lasciando il partito di Renzi e fondando Socialdema.

La medesima concezione feudale che lega in un vincolo il capobastone di quartiere ai clientes (che scendono a votare non sapendo nemmeno che cosa sono le primarie, come truppe cammellate o pacchi di tessere) lega ora il feudo della Napoli coloniale a Re Renzi, come si può vedere in questa foto:


Questa foto, pubblicata dal Profilo Facebook del Presidente del Consiglio, ritrae una riunione sulla sicurezza della città di Napoli svoltasi in Prefettura.

Sarebbe tutto normale se, oltre alle presenze istituzionali dello stesso Renzi, del presidente della Regione De Luca, del Prefetto, non ci fosse anche Valeria Valente, candidata del PD a Sindaco di Napoli, invece del Sindaco di Napoli in carica, Luigi De Magistris. Riunioni a cui  la candidata a sindaco partecipa peraltro senza nemmeno rinunciare alla diaria – come invece fanno altri parlamentari pure in campagna elettorale (cfr Se almeno come Giachetti o la Meloni: dati diaria e votazioni in parlamento ) per venire in “missione” nella sua città – e difatti i missionari accompagnavano i conquistadores durante il colonialismo!

Questa foto è il riassunto di una scorrettezza istituzionale indescrivibile! Al di là di come la si pensi su De Magistris, non si è mai vista una roba così! Incontri ufficiali che vedono sostituito il Sindaco in carica, (non informato? autoescluso?)- nel mezzo della campagna elettorale – con il ‘proprio’ candidato, oltretutto perdente ( al netto dei seggi delle “cortesie” in cui il Pd renziano non ha ritenuto opportune né ripetere né annullare il voto) e dunque connivente col malcostume politico che inguaia le periferie come abbiamo ampiamente denunciato nel nostro appello.

Dal Feudalesimo all’Assolutismo con tanto diBastiglia mobile” … Un luogo di detenzione temporanea per gli oppositori politici, degno di Luigi XIV:


Sul piano della gestione dell’ordine pubblico, non vi pare senza precedenti il fatto che 30 attivisti vengano rinchiusi in una estemporanea prigione umana mobile formata dagli agenti di polizia perché il dissenso non può nemmeno sfiorare il campo visivo di Renzi? casomai rovinasse le favole sull’Italia che va a gonfie vele! (foto da “Nati con la camicia”)

L’altra domanda, su cui chiediamo a tutti di esprimersi, é:

Puó il Prefetto di Napoli,chiamato nella foto al ruolo di giocatore e arbitro (proprio come in quelle partite di calcio che non ci piacciono) garantire il sereno svolgimento delle operazioni di voto alle Amministrative del prossimo 5 Giugno?

in altre parole:

chi garantisce il garante?

Rispondete numerosi…

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