Meglio perdere che perdersi… 

L’addio di Luisa Bossa: “Quella storia mi ha portato a conoscere, era una comunità… Il PD ha smarrito il senso della vergogna e della comunità. “  
 

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La crisi della politica secondo SocialMacaluso

Macaluso social: “I miei post sulla crisi della politica”A 92 anni, non ha smarrito la passione. In un libro le sue riflessioni quotidiane: “Ma dopo la morte di mio figlio volevo smettere di scrivere”di CONCETTO VECCHIO -27 aprile 2016

Macaluso social: “I miei post sulla crisi della politica”

Emanuele Macaluso 

ROMA – Poi Macaluso parla di suo figlio Pompeo: “E’ morto a giugno, a 65 anni, stroncato da un aneurisma. Aveva appena messo giù il telefono dopo aver parlato con me. Ci sentivamo ogni giorno. Era in salute, aveva concluso il suo impegno come professore di storia nei licei del Ticino. Per tre mesi ho smesso di scrivere. Ero convinto di non poterlo fare più. Ho sempre scritto, ogni giorno. Il primo articolo fu nel ’42 sugli zolfatari di Caltanissetta per l’Unità clandestina”. L’ex direttore dell’Unità Emanuele Macaluso, 92 anni, una vita come un romanzo, un anno fa è sbarcato su Facebook, dove ha una pagina, Em.ma, in cui posta ogni mattina un pungente corsivo sul fatto del giorno. Negli ultimi giorni il suo impegno si è interrotto, per un problema di salute, ma a breve riprenderà. Questo suo diario pubblico è diventato un libro, La politica che non c’è, edito da Castelvecchi, in libreria da domani.

 

Perché scrive su internet?

“Togliatti un giorno mi disse: “Un politico che non scrive è un politico dimezzato”. Scrivere è anche un bisogno fisico, se non potessi più farlo la mia vita sarebbe finita. Leggo nove quotidiani, poi butto giù una ventina di righe. Scrivo rapidamente, a mano. Prima di mezzogiorno detto tutto a Peppe Provenzano e a Sergio Sergi, che pubblicano il pezzo materialmente sulla rete”.

 

Legge i commenti, ma non interagisce con gli amici. Come mai?

“Non mi viene spontaneo. Mia moglie però mi riferisce tutto. La rubrica è molto seguita. E’ stata la forza dei lettori a spingermi a riprendere a scrivere dopo la morte di Pompeo”.

 

Cosa intende dire con “La politica che non c’è?”

“Credo che la politica non sia mai stata così in crisi come adesso. Questo mi addolora. Tutto è precipitato con Berlusconi, che ha fatto passare l’idea che bastasse avere un leader. Quell’idea ha vinto”.

 

Ma i partiti non iniziano a morire con il crollo del Muro?

“Anche. Ma è con il capo di Forza Italia che la ideologia della de-ideologizzazione s’impone, contagiando anche la sinistra. Un partito era un luogo di aggregazione culturale, di elaborazione delle idee, e quelle idee poi muovevano il mondo. Oggi il Pd, l’unico partito rimasto in vita, è un grande comitato elettorale a servizio del suo leader”.

 

Renzi non le piace?

“Ha dinamizzato la vita politica, ma spesso affronta le grandi questioni con superficialità. Dopo due anni al governo non c’è stata una vera svolta”.

 

Molti a sinistra lo paragonano a Berlusconi. E’ d’accordo?

“Per niente! Il Cavaliere scese in campo per difendere i suoi interessi, non dimentichiamolo mai”.

 

Nascerà il Partito della nazione?

“Ma Partito della Nazione non vuol dire niente. Il mio amico Reichlin, che per primo usò l’espressione, voleva dire “per la nazione”: un soggetto cioè portatore di un interesse nazionale. Così sembra invece che Renzi voglia rappresentare tutti; una simile pretesa non l’ebbe mai nemmeno la Dc. Intuisco che voglia dare al partito un volto più centrista, nella convinzione che la sinistra abbia esaurito il suo ciclo storico. Ma su quali basi culturali e d’identitarie non mi è chiaro. Bobbio diceva che il fine, per la sinistra, era di costruire “una società che tenda all’uguaglianza”

 

Non sono retaggi novecenteschi? Oggi gli italiani chiedono una via d’uscita dalla crisi: non è questo il compito principale della sinistra?

“Ma per fare questo i partiti devono essere presenti nella società, tra la gente. Il Pd è tra il popolo? Non mi pare. Prenda il vicesegretario Serracchiani: sta sempre in tv. Eppure è anche governatore del Friuli, un lavoro che di per sé richiederebbe un impegno totalizzante”.

 

Intanto il Movimento 5Stelle è stabilmente al 25 per cento. Come lo spiega?

“Non mi stupisce. Se un partito non sta nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, se manca una vera compartecipazione, allora prevale il populismo. Vincono i Gianluca Gemelli, gli arrampicatori per i quali la politica è un solo strumento per fare affari. Io penso che la gente voglia ancora partecipare, invece tutto si riduce a talk show. E’ un circolo vizioso, che provoca un’erosione della cultura politica di massa. Fino a vent’anni fa il bracciante siciliano aveva una visione del mondo, un orizzonte, che oggi non ha nemmeno un laureato”.

 

Prova estraneità?

“Sì e no. Tempo fa mi ha telefonato De Maria della segreteria del Pd. Voleva che andassi a tenere una lezione ai giovani. Ho fatto resistenza, ribadendo le mie riserve sul partito, ma lui ha insistito molto, chiedendomi di tenere una lezione. Mi sono ritrovato in una sala strapiena di giovani, e lì ho parlato per un’ora del socialismo, del Pci. Mi ha colpito la loro accoglienza. Soprattutto mi hanno colpito le loro domande, erano tutte giuste. Sono uscito da lì col cuore pieno di speranza”.

 

Ho trovato strazianti le pagine che riserva alla morte di Pompeo. 

“Con questo mio figlio il rapporto era stato a lungo accidentato. Da ragazzo militava in “Servire il popolo”, una delle tante formazioni extraparlamentari del ‘68: vedeva noi del Pci come fumo negli occhi. Non ci capivamo. Poi un giorno lo arrestarono per un comizio non autorizzato, si fece sei mesi di carcere all’Ucciardone per questa cosa; io andai a trovarlo sempre, gli portavo i libri con cui si laureò in cella con una tesi su Labriola. Era il 1972”.

 

Così ritrovò Pompeo?

“Sì, nacque un rapporto fortissimo, di continui scambi intellettuali. Pompeo era molto premuroso, protettivo, mi chiamava ognigiorno, e ora se ne è andato via prima di me” (Macaluso si commuove).

25 aprile: diritto di resistenza e garanzie liberali per Napoli

Di fronte all’ennesimo schiaffo allo Stato liberale e alla Città, Socialdema.org e gli attivisti di #noicambiamostrada (gruppo Facebook) non possono tacere…

Solo durante il colonialismo, i conquistadores imponevano strutture e pratiche del feudalesimo, di fatto ormai superate nell’Europa del Rinascimento.

Già le primarie napoletane avevano rivelato la natura feudale del Pd renziano, che respingendo tutti i ricorsi di Bassolino (uno che il Rinascimento napoletano l’aveva per lo meno avviato) ammetteva la pratica delle “cortesie“.

Cortesie che rimandano al vassallaggio feudale piuttosto che all’emancipazione umana e politica che dovrebbero essere all’orizzonte di ogni partito che si dichiari democratico e in cui militino tanti uomini e donne “di sinistra”.

Cortesie riprese nei video di fan page e pubblicamente criticate dall’on. Luisa Bossa, nonché dai 4 dissidenti del Pd che ne hanno fatto il casus belli, insieme all’invito a non votare al referendum, lasciando il partito di Renzi e fondando Socialdema.

La medesima concezione feudale che lega in un vincolo il capobastone di quartiere ai clientes (che scendono a votare non sapendo nemmeno che cosa sono le primarie, come truppe cammellate o pacchi di tessere) lega ora il feudo della Napoli coloniale a Re Renzi, come si può vedere in questa foto:


Questa foto, pubblicata dal Profilo Facebook del Presidente del Consiglio, ritrae una riunione sulla sicurezza della città di Napoli svoltasi in Prefettura.

Sarebbe tutto normale se, oltre alle presenze istituzionali dello stesso Renzi, del presidente della Regione De Luca, del Prefetto, non ci fosse anche Valeria Valente, candidata del PD a Sindaco di Napoli, invece del Sindaco di Napoli in carica, Luigi De Magistris. Riunioni a cui  la candidata a sindaco partecipa peraltro senza nemmeno rinunciare alla diaria – come invece fanno altri parlamentari pure in campagna elettorale (cfr Se almeno come Giachetti o la Meloni: dati diaria e votazioni in parlamento ) per venire in “missione” nella sua città – e difatti i missionari accompagnavano i conquistadores durante il colonialismo!

Questa foto è il riassunto di una scorrettezza istituzionale indescrivibile! Al di là di come la si pensi su De Magistris, non si è mai vista una roba così! Incontri ufficiali che vedono sostituito il Sindaco in carica, (non informato? autoescluso?)- nel mezzo della campagna elettorale – con il ‘proprio’ candidato, oltretutto perdente ( al netto dei seggi delle “cortesie” in cui il Pd renziano non ha ritenuto opportune né ripetere né annullare il voto) e dunque connivente col malcostume politico che inguaia le periferie come abbiamo ampiamente denunciato nel nostro appello.

Dal Feudalesimo all’Assolutismo con tanto diBastiglia mobile” … Un luogo di detenzione temporanea per gli oppositori politici, degno di Luigi XIV:


Sul piano della gestione dell’ordine pubblico, non vi pare senza precedenti il fatto che 30 attivisti vengano rinchiusi in una estemporanea prigione umana mobile formata dagli agenti di polizia perché il dissenso non può nemmeno sfiorare il campo visivo di Renzi? casomai rovinasse le favole sull’Italia che va a gonfie vele! (foto da “Nati con la camicia”)

L’altra domanda, su cui chiediamo a tutti di esprimersi, é:

Puó il Prefetto di Napoli,chiamato nella foto al ruolo di giocatore e arbitro (proprio come in quelle partite di calcio che non ci piacciono) garantire il sereno svolgimento delle operazioni di voto alle Amministrative del prossimo 5 Giugno?

in altre parole:

chi garantisce il garante?

Rispondete numerosi…

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socialdema@gmail.com – nazario.malandrino@gmail.com – paola.degennaro@virgilio.it – antoniosimeoli@libero.it – simeone.nino@gmail.com  
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Diritto di resistenza e garanzie liberali: noi il 25 aprile lottiamo per questo!

socialdema.org

Di fronte all’ennesimo schiaffo allo Stato liberale e alla Città, Socialdema.org e gli attivisti di #noicambiamostrada (gruppo Facebook) non possono tacere…

Solo durante il colonialismo, i conquistadores imponevano strutture e pratiche del feudalesimo, di fatto ormai superate nell’Europa del Rinascimento.

Già le primarie napoletane avevano rivelato la natura feudale del Pd renziano, che respingendo tutti i ricorsi di Bassolino (uno che il Rinascimento napoletano l’aveva per lo meno avviato) ammetteva la pratica delle “cortesie”.

Cortesie che rimandano al vassallaggio feudale piuttosto che all’emancipazione umana e politica che dovrebbero essere all’orizzonte di ogni partito che si dichiari democratico e in cui militino tanti uomini e donne “di sinistra”.

Cortesie riprese nei video di fan page e pubblicamente criticate dall’on. Luisa Bossa, nonché dai 4 dissidenti del Pd che ne hanno fatto il casus belli, insieme all’invito a non votare al referendum, lasciando il partito di Renzi e fondando Socialdema.

La medesima…

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Diritto di resistenza e garanzie liberali: noi il 25 aprile lottiamo per questo!

Di fronte all’ennesimo schiaffo allo Stato liberale e alla Città, Socialdema.org e gli attivisti di #noicambiamostrada (gruppo Facebook) non possono tacere…

Solo durante il colonialismo, i conquistadores imponevano strutture e pratiche del feudalesimo, di fatto ormai superate nell’Europa del Rinascimento.

Già le primarie napoletane avevano rivelato la natura feudale del Pd renziano, che respingendo tutti i ricorsi di Bassolino (uno che il Rinascimento napoletano l’aveva per lo meno avviato) ammetteva la pratica delle “cortesie“.

Cortesie che rimandano al vassallaggio feudale piuttosto che all’emancipazione umana e politica che dovrebbero essere all’orizzonte di ogni partito che si dichiari democratico e in cui militino tanti uomini e donne “di sinistra”.

Cortesie riprese nei video di fan page e pubblicamente criticate dall’on. Luisa Bossa, nonché dai 4 dissidenti del Pd che ne hanno fatto il casus belli, insieme all’invito a non votare al referendum, lasciando il partito di Renzi e fondando Socialdema.

La medesima concezione feudale che lega in un vincolo il capobastone di quartiere ai clientes (che scendono a votare non sapendo nemmeno che cosa sono le primarie, come truppe cammellate o pacchi di tessere) lega ora il feudo della Napoli coloniale a Re Renzi, come si può vedere in questa foto:


Questa foto, pubblicata dal Profilo Facebook del Presidente del Consiglio, ritrae una riunione sulla sicurezza della città di Napoli svoltasi in Prefettura.

Sarebbe tutto normale se, oltre alle presenze istituzionali dello stesso Renzi, del presidente della Regione De Luca, del Prefetto, non ci fosse anche Valeria Valente, candidata del PD a Sindaco di Napoli, invece del Sindaco di Napoli in carica, Luigi De Magistris. Riunioni a cui  la candidata a sindaco partecipa peraltro senza nemmeno rinunciare alla diaria – come invece fanno altri parlamentari pure in campagna elettorale (cfr Se almeno come Giachetti o la Meloni: dati diaria e votazioni in parlamento ) per venire in “missione” nella sua città – e difatti i missionari accompagnavano i conquistadores durante il colonialismo!

Questa foto è il riassunto di una scorrettezza istituzionale indescrivibile! Al di là di come la si pensi su De Magistris, non si è mai vista una roba così! Incontri ufficiali che vedono sostituito il Sindaco in carica, (non informato? Autoescluso)- nel mezzo della campagna elettorale – con il ‘proprio’ candidato, oltretutto perdente ( al netto dei seggi delle “cortesie” in cui il Pd renziano non ha ritenuto opportune né ripetere né annullare il voto) ed emblema del malcostume politico che inguaia le periferie come abbiamo ampiamente denunciato nel nostro appello.

Dal Feudalesimo all’Assolutismo con tanto diBastiglia mobile” … Un luogo di detenzione temporanea per gli oppositori politici, degno di Luigi XIV:


Sul piano della gestione dell’ordine pubblico, non vi pare senza precedenti il fatto che 30 attivisti vengano rinchiusi in una estemporanea prigione umana mobile formata dagli agenti di polizia perché il dissenso non può nemmeno sfiorare il campo visivo di Renzi? casomai rovinasse le favole sull’Italia che va a gonfie vele! (foto da “Nati con la camicia”)

L’altra domanda, su cui chiediamo a tutti di esprimersi, é:

Puó il Prefetto di Napoli,chiamato nella foto al ruolo di giocatore e arbitro (proprio come in quelle partite di calcio che non ci piacciono) garantire il sereno svolgimento delle operazioni di voto alle Amministrative del prossimo 5 Giugno?

in altre parole:

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SocialDeMa 0:00>Cineforum in streaming

“Ripensare il Mezzogiorno nell’ora della Mezzanotte”… Sul gruppo Facebook ‪#‎NoiCambiamoStrada‬ è iniziata la rassegna notturna di SocialDeMa all’insegna della formula “one movie, one community“: l’idea è di costruire un’identità comune a partire da un condiviso, da ragionamenti e da suggestioni comuni.

Ecco I Giorni buoni di A. Barzini, il film-documentario che proveremo a proiettare ad Agorá Dema per accompagnare le nostre proposte in risposta all’escalation di violenza, omicidi e microcriminalità che si registra a Napoli nell’ultimo periodo.

In buona sostanza si tratta di assumere un vocabolario, le parole d’ordine e la strategia del “progetto Jonathan: un’esperienza di emancipazione” che vorremmo adottare per Napoli su più larga scala.
In allegato potrete leggere una scheda filmica attenta e penetrante, realizzata tempo fa da liceali che hanno apprezzato il linguaggio e la prospettiva del documentario (di 53 min.) come speriamo faranno anche i “collegati” di Socialdema.org e di ‪#‎NoiCambiamoStrada‬ …buona visione (basta cliccare sulla clip “I giorni buoni” di A. Barzini) e spero riusciate a dare un’occhiata anche al sito di progetto Jonathan. Notte notte e …‪#‎stiamocollegati‬

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SocialDema ad Agorá DemA! Le ns. proposte…

Salve a tutti “colleghi e colleghe” ovvero compagni di questa Forma di Collegamento che vuole essere Socialdema; vi avevamo promesso un resoconto dell’assemblea di ieri ad Agorà DemA, lo spazio inaugurato da De Magistris a Santa Brigida. In realtà, il report, peraltro abbastanza fedele, lo ritrovate oggi sul mattino, articolo di Roano…

Sono nostre le proposte sui Senzatetto, Porto, scuola politica, laboratorio meridionale per recuperare una interlocuzione col governo, ci aiutate a ragionare, magari proponendo voi qualcosa che vale la pena condividere?
Ah, importante… Le modalità di proposta sono quelle proprie delle cosiddette “politiche pubbliche”: richiedono dunque un minimo di ipotesi di fattibilità, se non addirittura un business plan… Cosa alla quale non eravamo assolutamente preparati, ma che ci piace moltissimo perché costringe a fare i conti con la dura realtà delle amministrazioni senza soldini: è una forma nuova a cui non eravamo abituati quando scrivevamo i programmi per le liste di partito, che infatti spesso restavano lettera morta e un mero adempimento formale. Magari faranno la stessa fine anche questi programmi, ma la modalità è molto formativa e pragmatica, io la sposerei come mezzo indipendente “dalla fine”.

Dicevamo, le nostre istanze, tutte da sviluppare e anche eliminare se non vi convincono (proponetene anche di nuove se credete).

1) Questione senzatetto: come passare dalle politiche di gestione di interventi di emergenza a favore dell’homelessness alla riduzione totale del fenomeno “Napoli, prima città in cui nessuno dormirà per strada” dalla logica dell’urgenza all’urgenza di una logica.

2) Verso il forum delle Economie del Mediterraneo a Napoli: costruire la pace partendo dalle vocazioni produttive e commerciali delle città di mare (collegato alla questione Porto ve punto 5)

3) Lavoro e inclusione sociale: fiscalità di vantaggio per le aziende che assumono giovani residenti nella città di Napoli; ripensare il reddito minimo di inserimento attivo come alternativa al reddito di cittadinanza (quali sono i dati dopo l’interruzione di questo strumento di sostegno al reddito?) e risposta al problema dei giovani che hanno smesso anche solo di cercare lavoro. Questione microcriminalità: come adottare modelli efficaci di contrasto alla devianza minorile attraverso la cultura delle regole e del lavoro (stiamo ragionando sul modello jonathan e probabilmente organizzare o una sessione di discussione a partire dalla visione del film documentario di Andrea Barzina “I giorni buoni”)

4) Partecipazione e rigenerazione civica: gli incubatori di cittadinanza attiva e il bando per animatori civici, creazione albo e monitoraggio progetti per la nascita e consolidamento di luoghi di aggregazione, informazione e formazione civile e politica delle giovani generazioni.

5) sull’Autoritá portuale abbiamo in sintesi espresso riserve sull’opportunità che resti ancora sotto Commissariamento, date anche le responsabilità collegate ai fondi sbloccati e il parere tecnico anche sulla colmata a mare di Bagnoli; “malandrinamente” abbiamo sottolineato l’attenzione di Re Nzi per il feudo di De Luca, con invece l’inaugurazione del porto di Salerno… Persino citando, per chiarire la linea antinapoletana, una frase che diceva sempre mio nonno allo sbocco dell’autostrada Napoli-Salerno “Si Salerno teness o’puort… Napule fusse muort!”

Nazario Malandrino, Paola de Gennaro, Sara Rombotto, Nino Simeone

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Appello ai democratici, a quelli che non si lasciano stare…

SocialDema: Forma di Collegamento.
Siamo dell’opinione che la nostra identità social/democratica non risieda nei valori a cui ci ispiriamo nel fare politica, ma nel dimostrarci capaci di introdurre cambiamenti nella realtà.
È innegabile che la realtà napoletana stia attraversando un cambiamento e che dopo la cesura delle precedenti amministrative rispetto alle vecchie logiche di partito, la nuova amministrazione abbia saputo stimolare e magnetizzare energie nuove e sopite nella Città.
Questo spazio politico è in fieri e tuttavia è chiaro che il movimento innescato dalla rottura di De Magistris non si è esaurito prematuramente come il movimento arancione e nemmeno ha scelto la strada della democrazia telematica che esprime opinioni e giudizi senza assumere responsabilità di governo come fa il M5S.
Quella che sembrava un’anomalia antisistemica comincia ora a proporsi come esempio sperimentale per quel laboratorio politico meridionale che in tanti auspichiamo da tempo e di cui da tempo si è perduta traccia.
Un laboratorio di cui nel PD si è smarrito il senso e la motivazione: al contrario, le primarie del 2011 e del 2016 hanno reso chiaro che non tutte le innovazioni in cui abbiamo creduto sono state veramente tali e che il prezzo che abbiamo pagato in termini di smobilitazione delle sezioni, dei luoghi di aggregazione e formazione politica è stato altissimo e per niente giustificato dalla qualità della partecipazione e della democrazia cui siamo addivenuti.
Rispetto a Napoli e alla gestione del post-primarie, le contorsioni etiche del gruppo dirigente nazionale e l’incapacità di trovare strumenti per valorizzare il meglio del PD, ovvero la sua base elettorale e i suoi ideali, consegnano il centro-sinistra napoletano ad un destino disastroso e inevitabile.
Non sarebbe un problema se si fosse capaci di imparare dai propri errori.
Non sarebbe grave se questo non avvenisse ancora una volta sulle teste dei napoletani. Se Napoli non venisse maltrattata ancora una volta da una politica nazionale  che preferisce gli equilibri interni alla costruzione di una prospettiva, la logica delle caselle alla trasformazione politica.
In questa abdicazione, in questo mutamento genetico del PD stanno i motivi del nostro cambiare strada, del nostro issare nuovamente le vele per lasciare quello che credevamo fosse l’approdo storico e naturale delle diverse esperienze e culture del centro sinistra italiano.
In esso non può vivere l’idea socialista, un’idea che non ha smesso di appassionarci e di cui sentiamo potente il richiamo in questa sconvolgente e terribile ora della storia, quando il Trattato di Schengen e l’idea stessa di Europa vacillano in risposta alle preoccupazioni della società occidentale, ostaggio della paura terroristica  che confonde interi popoli con le cellule del terrore, e dunque ansiosa di politiche di contrasto attraverso le chiusure alle frontiere.
Ma, come si diceva in un noto film “Il socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente. Non è il sogno di un visionario, ma un preciso progetto politico.”
Noi sentiamo l’esigenza di lavorare a questo progetto, sentiamo di voler lavorare ad una “forma di collegamento” tra il passato dei partiti di massa e il futuro che non può essere costruito sulla democrazia dei Like su Facebook o dei “Je suis” indignati.
Per questo scegliamo di aderire all’iniziativa Agorà DemA, alla ricerca di un nuovo spazio politico capace di parlare all’intero Mezzogiorno e di rappresentare un’alternativa credibile alla miopia delle strategie politiche nazionali.
C’é più di una sola generazione tra le cellule dormienti della democrazia, personale politico della militanza partitica tradita dalle nuove forme di partecipazione che non aggregano, non formano, non emancipano.
A questi “colleghi” che hanno scelto il disimpegno e l’astensione come forma di legittima difesa e di decoro morale, a queste generazioni già formate politicamente, che conoscono il significato della militanza e la ricaduta che hanno avute le forme della Civiltà del Lavoro sulla qualità delle relazioni umane e della crescita collettiva, a queste cellule dormienti della democrazia a riposo forzato sentiamo di muovere un appello: la politica torna, se tu torni, se al posto dei Like cominciamo a mettere i link, a stabilire collegamenti, a ristabilire connessioni e aggregazioni, se ricominciamo, dall’intersocialismo dei gruppi – dai socialdémoi – a costruire una nuova pagina di emancipazione politica e umana, nello sforzo, da frammenti, di trovare e osare una misura comune.
È evidente la distanza tra questa prospettiva e le dinamiche che inficiano le ottime intenzioni della base democratica del PD.
Un’analisi seria dovrebbe partire proprio da un’indagine sociologica su cosa porta a partecipare alle primarie non sapendo che cosa sono e chi sono i candidati, quale ricaduta ha l’ennesimo servizio reso al capobastone di quartiere in termini di clientela e vassallaggio. In queste “cortesie” non c’è emancipazione e riscatto delle periferie, c’è piuttosto quello che un giornalista ha definito “il fallimento di un ceto politico che dal terremoto dell’80 ha inseguito il consenso a colpi di clientela, ha sostituito la politica con la gestione amministrativa, ha tradotto l’etica nella mortificazione culturale delle classi e dei rioni popolari di questa città. Non è un caso che il Pd ha perso la guida della città nel 2011 e, probabilmente, perderà anche le prossime amministrative”.
Noi cambiamo strada.
Noi intendiamo lavorare per l’emancipazione e non per il vassallaggio. Se abbiamo fatta nostra la parola d’ordine di Porto Alegre (“pensare globalmente, agire localmente”) dobbiamo farne tesoro anche nell’azione quotidiana, mettendo al centro delle nostre campagne le peculiarità dei territori e delle esigenze della nostra città.
Accettiamo la sfida di Agorà, una koinè di comunità e gruppi “colleghi” e in connessione, dove il rispetto reciproco delle soggettività politiche diventi un organismo che dialoga con se stesso, un laboratorio politico che sia capace di mettere a valore il percorso fin qui tracciato nel solco dell’esperienza napoletana degli ultimi anni e progetti la rotta per un riscatto capace di coinvolgere ed entusiasmare l’intero Mezzogiorno.

Verso una rinnovata idea  di emancipazione politica e umana.

Una rinnovata idea di social/democrazia. In autonomia.

clicca per scaricare il pdf >>> socialdema

 

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