Appello ai democratici, a quelli che non si lasciano stare…

SocialDema: Forma di Collegamento.
Siamo dell’opinione che la nostra identità social/democratica non risieda nei valori a cui ci ispiriamo nel fare politica, ma nel dimostrarci capaci di introdurre cambiamenti nella realtà.
È innegabile che la realtà napoletana stia attraversando un cambiamento e che dopo la cesura delle precedenti amministrative rispetto alle vecchie logiche di partito, la nuova amministrazione abbia saputo stimolare e magnetizzare energie nuove e sopite nella Città.
Questo spazio politico è in fieri e tuttavia è chiaro che il movimento innescato dalla rottura di De Magistris non si è esaurito prematuramente come il movimento arancione e nemmeno ha scelto la strada della democrazia telematica che esprime opinioni e giudizi senza assumere responsabilità di governo come fa il M5S.
Quella che sembrava un’anomalia antisistemica comincia ora a proporsi come esempio sperimentale per quel laboratorio politico meridionale che in tanti auspichiamo da tempo e di cui da tempo si è perduta traccia.
Un laboratorio di cui nel PD si è smarrito il senso e la motivazione: al contrario, le primarie del 2011 e del 2016 hanno reso chiaro che non tutte le innovazioni in cui abbiamo creduto sono state veramente tali e che il prezzo che abbiamo pagato in termini di smobilitazione delle sezioni, dei luoghi di aggregazione e formazione politica è stato altissimo e per niente giustificato dalla qualità della partecipazione e della democrazia cui siamo addivenuti.
Rispetto a Napoli e alla gestione del post-primarie, le contorsioni etiche del gruppo dirigente nazionale e l’incapacità di trovare strumenti per valorizzare il meglio del PD, ovvero la sua base elettorale e i suoi ideali, consegnano il centro-sinistra napoletano ad un destino disastroso e inevitabile.
Non sarebbe un problema se si fosse capaci di imparare dai propri errori.
Non sarebbe grave se questo non avvenisse ancora una volta sulle teste dei napoletani. Se Napoli non venisse maltrattata ancora una volta da una politica nazionale  che preferisce gli equilibri interni alla costruzione di una prospettiva, la logica delle caselle alla trasformazione politica.
In questa abdicazione, in questo mutamento genetico del PD stanno i motivi del nostro cambiare strada, del nostro issare nuovamente le vele per lasciare quello che credevamo fosse l’approdo storico e naturale delle diverse esperienze e culture del centro sinistra italiano.
In esso non può vivere l’idea socialista, un’idea che non ha smesso di appassionarci e di cui sentiamo potente il richiamo in questa sconvolgente e terribile ora della storia, quando il Trattato di Schengen e l’idea stessa di Europa vacillano in risposta alle preoccupazioni della società occidentale, ostaggio della paura terroristica  che confonde interi popoli con le cellule del terrore, e dunque ansiosa di politiche di contrasto attraverso le chiusure alle frontiere.
Ma, come si diceva in un noto film “Il socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente. Non è il sogno di un visionario, ma un preciso progetto politico.”
Noi sentiamo l’esigenza di lavorare a questo progetto, sentiamo di voler lavorare ad una “forma di collegamento” tra il passato dei partiti di massa e il futuro che non può essere costruito sulla democrazia dei Like su Facebook o dei “Je suis” indignati.
Per questo scegliamo di aderire all’iniziativa Agorà DemA, alla ricerca di un nuovo spazio politico capace di parlare all’intero Mezzogiorno e di rappresentare un’alternativa credibile alla miopia delle strategie politiche nazionali.
C’é più di una sola generazione tra le cellule dormienti della democrazia, personale politico della militanza partitica tradita dalle nuove forme di partecipazione che non aggregano, non formano, non emancipano.
A questi “colleghi” che hanno scelto il disimpegno e l’astensione come forma di legittima difesa e di decoro morale, a queste generazioni già formate politicamente, che conoscono il significato della militanza e la ricaduta che hanno avute le forme della Civiltà del Lavoro sulla qualità delle relazioni umane e della crescita collettiva, a queste cellule dormienti della democrazia a riposo forzato sentiamo di muovere un appello: la politica torna, se tu torni, se al posto dei Like cominciamo a mettere i link, a stabilire collegamenti, a ristabilire connessioni e aggregazioni, se ricominciamo, dall’intersocialismo dei gruppi – dai socialdémoi – a costruire una nuova pagina di emancipazione politica e umana, nello sforzo, da frammenti, di trovare e osare una misura comune.
È evidente la distanza tra questa prospettiva e le dinamiche che inficiano le ottime intenzioni della base democratica del PD.
Un’analisi seria dovrebbe partire proprio da un’indagine sociologica su cosa porta a partecipare alle primarie non sapendo che cosa sono e chi sono i candidati, quale ricaduta ha l’ennesimo servizio reso al capobastone di quartiere in termini di clientela e vassallaggio. In queste “cortesie” non c’è emancipazione e riscatto delle periferie, c’è piuttosto quello che un giornalista ha definito “il fallimento di un ceto politico che dal terremoto dell’80 ha inseguito il consenso a colpi di clientela, ha sostituito la politica con la gestione amministrativa, ha tradotto l’etica nella mortificazione culturale delle classi e dei rioni popolari di questa città. Non è un caso che il Pd ha perso la guida della città nel 2011 e, probabilmente, perderà anche le prossime amministrative”.
Noi cambiamo strada.
Noi intendiamo lavorare per l’emancipazione e non per il vassallaggio. Se abbiamo fatta nostra la parola d’ordine di Porto Alegre (“pensare globalmente, agire localmente”) dobbiamo farne tesoro anche nell’azione quotidiana, mettendo al centro delle nostre campagne le peculiarità dei territori e delle esigenze della nostra città.
Accettiamo la sfida di Agorà, una koinè di comunità e gruppi “colleghi” e in connessione, dove il rispetto reciproco delle soggettività politiche diventi un organismo che dialoga con se stesso, un laboratorio politico che sia capace di mettere a valore il percorso fin qui tracciato nel solco dell’esperienza napoletana degli ultimi anni e progetti la rotta per un riscatto capace di coinvolgere ed entusiasmare l’intero Mezzogiorno.

Verso una rinnovata idea  di emancipazione politica e umana.

Una rinnovata idea di social/democrazia. In autonomia.

clicca per scaricare il pdf >>> socialdema

 

_____________________________________________

Contattaci:

socialdema@gmail.com – nazario.malandrino@gmail.com – paola.degennaro@virgilio.it – antoniosimeoli@libero.it –  simeone.nino@gmail.com  

smartphone: +39 3389567565

_____________________________________________________________________

Annunci

One thought on “Appello ai democratici, a quelli che non si lasciano stare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...